
Francesca La Cava e Rosaria Iovine a Danze Barbariche
Intervista di Roberto Giannetti
L’arte come momento di riflessione sul sociale.
La creatività che viene utilizzata dagli artisti per proporre lavori e ricerche originali in cui danza è una sorta di territorio attraverso il quale si fondono i linguaggi delle arti visive, del teatro, della cultura etnica, della musica. Una fusione di stili e di generi diversi che ha dato vita a spettacoli che rappresentano un momento di dialogo, di confronto su tematiche sociali. Tutto questo è “Danze Barbariche”, il cui sottotitolo non a caso è proprio “Sensibile Contemporaneo Sensibile”, la rassegna in corso di svolgimento a Fonderia ‘900, lo spazio in via Assisi 33, a Roma. Un cartellone ricco di spettacoli che ha dato spazio alle più prestigiose coreografe della scena italiana che hanno proposto lavori incentrati sulla ricerca dei linguaggi e sul sociale. Il percorso attraverso i sensi deteriorati dalla detenzione è stato presentato da Rosaria e Carmen Iovine, insieme a Siliana Crocchianti, in “Stanza 22”. Il pensiero che l’acqua sia fonte di vita, di piacere, di forza e paura, di ricerca e di speranza è racchiuso in “Water-Raccontare l’acqua”, il grido di denuncia di Francesca La Cava sull’utilizzo del bene primario dell’umanità. Fino a sprofondare nell’universo femminile proposto dalle coreografe e danzatrici Michela Barasciutti, Marika Vannuzzi, Elisabetta Rosso, autrici di “Looking Out”. Senza dimenticare “Naufragio con spettatore”, un momento di riflessione sul dramma degli sbarchi dei clandestini in terra siciliana che il coreografo Roberto Zappalà ha presentato nel maggio scorso al Teatro Montevergini di Palermo durante la rassegna “Una Danza in Sicilia”.